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Notiziario per le Aziende  



IMMIGRATI
Nel 2009 in forte calo le richieste delle imprese

 

Dalla prima
. Si chiama Portfolio Management Package (PMP), e permette a piccole e grandi organizzazioni di beneficiare degli avanzati strumenti di analisi e supporto alle decisioni di Experian già nella fase di pre-insolvenza, di valutare subito i rischi e di impostare tempestivamente le azioni correttive e di recupero. Il nuovo servizio PMP viene fornito on-line in outsourcing e il cliente potrà accedervi attraverso l’invio dei dati da trattare e analizzare in formati predefiniti; non sono dunque richiesti investimenti in sistemi e applicazioni software. Grazie a questo e alla sua facilità d’uso, PMP è adatto a tutte le imprese, anche a quelle meno strutturate. PMP opera trattando informazioni di fonte esterna (pubblica ed Experian) e interna (residenti sui sistemi degli utilizzatori) secondo modelli sperimentati, stimando i reali rischi di insolvenza e le reali probabilità di recupero di ogni credito problematico. PMP fornisce poi, sempre caso per caso, le strategie di controllo e recupero suggerite da Experian sulla base delle best practice e delle maggiori probabilità di successo. Con PMP si può inoltre fruire di strumenti di monitoraggio dei risultati delle azioni di recupero intraprese, che permettono anche di personalizzare le strategie di rientro.
«Con PMP, Experian innova anche nel settore della collection, con una soluzione che non richiede investimenti interni e permette da subito il giusto orientamento dell’azione di recupero» ha commentato Miretta Menarini, Direttore di Experian Decision Analytics per l’Italia. «È una risposta efficace a esigenze oggi molto sentite da piccoli e grandi creditori. Dalle Pmi alle utilities alle banche e alle finanziarie, tutti vedono in una migliore gestione dei crediti problematici una leva importante di difesa della profittabilità».

 

 


Industria meccanica
Lievi segnali di ripresa

 

Lievi "segnali di ottimismo" lascia intravvedere l'indagine congiunturale ANIMA relativa al III trimestre 2009 condotta su un campione di più di 400 aziende. I livelli produttivi sono ritenuti stabili dal 49% delle aziende rispetto al II trimestre e dal 37% rispetto allo stesso periodo del 2008. Dalle risposte ricevute la produzione sembra quindi mantenersi stazionaria: in un quadro ancora incerto, un imprenditore su due si aspetta la stabilità produttiva. Ma - si legge in una nota - «Siamo ancora lontani dalla ripresa vera e propria, il fatturato tiene anche perché gli ordinativi stanno in parte ripartendo ma un clima di fiducia migliorato non basta a rendere effettiva e concreta l'uscita dal tunnel. L'occupazione, sull'onda lunga di una recessione che non ha del tutto smaltito i suoi effetti, risulta tuttavia in tenuta per l'81% degli intervistati, mentre solo l'8% denuncia un aumento e il 10% una diminuzione. Anche gli investimenti rimangono prudentemente stabili secondo gli imprenditori: il 14% ritiene che potranno aumentare, il 75% li considera stazionari, il 12% li ritiene in calo, e questo quadro riproduce ancora la situazione del precedente periodo. Come già accennato, gli ordini hanno subito un modesto ma significativo incremento, passando da un 11% di risposte positive nel II trimestre a un 15%, dato che dovrebbe ulteriormente rafforzarsi nelle previsioni del IV trimestre con un ulteriore incremento degli ordinativi per il 20% delle aziende. Per quanto concerne il fatturato nel breve periodo, il 29% degli intervistati ritiene che il fatturato aumenterà, il 54% che rimarrà stabile, il 16% che diminuirà. Per il I trimestre 2010 questi risultati dovrebbero essere confermati, orientandosi maggiormente verso la stabilità».
Il Presidente ANIMA, Sandro Bonomi, ha così commentato i risultati del sondaggio: «La meccanica italiana è in generale un comparto sano che contiene in sè le risorse per risalire la china. Alcuni comparti già nello scorso aprile avevano evidenziato segnali di ripresa, come l'alimentare e il settore energetico, e questi segnali sembrano rafforzarsi nel secondo semestre. Altri settori sembrano invece aver accusato il colpo con maggiore intensità rispetto ad altri, ma, nel complesso, l'incremento degli ordinativi che va a consolidare un clima di fiducia e una leggera ripresa degli investimenti va a rafforzare la sensazione di stare uscendo dalla crisi. Le attese dovrebbero essere confermate anche nell'ultimo periodo dell'anno, per poter iniziare un 2010 più fiduciosi. Però come già più volte ribadito, occorrerebbero ora interventi decisi del Governo in favore di investimenti in tecnologie ad alto rendimento energetico, così da rendere l'Italia autonoma dal punto di vista energetico e rilanciare la produzione e prolungare il periodo di applicazione della Tremonti ter al luglio 2011, dal momento che molte produzioni meccaniche necessitano di mesi di lavorazione per cui rischiano di beneficiare del provvedimento solo le aziende che già hanno investito e non quelle intenzionate a farlo nel prossimo periodo.»

 


INAIL
Casi di morte da malattie professionali
e da infortunio

 

I numeri delle malattie, degli infortuni e dei casi mortali
Il quadro aggiornato delle malattie professionali segnalate all'INAIL è riassumibile, secondo gli ultimi dati ufficiali relativi all'anno 2008 (pubblicati nel Rapporto Annuale INAIL del luglio 2009), in:
29.700 malattie professionali denunciate
9.300 malattie professionali riconosciute
5.400 malattie professionali con esiti di inabilità permanente
280 malattie professionali con esiti mortali (casi denunciati per malattie professionali manifestatesi nel 2008)
Gli infortuni con esito mortale sono stati invece 1.120, su un totale di 874.940 denunciati.
I casi di morte da malattia professionale
In merito alla mortalità da malattia professionale, nel Rapporto Annuale si precisava che "una valutazione realistica dei casi mortali da malattia professionale richiede necessariamente una visione prospettica di lungo periodo in considerazione del fatto che, ad esempio, i 280 decessi relativi al 2008, risultanti alla data di rilevazione del 30 aprile 2009, sono destinati inevitabilmente ad aumentare. E questo non solo per effetto di casi ancora in corso di definizione, ma anche e soprattutto in considerazione delle caratteristiche di latenza di alcune patologie ... che possono portare alla morte anche dopo molti anni dall'esposizione al rischio, dalla contrazione o dalla manifestazione della patologia. Quindi, una quantificazione della loro dimensione reale richiederebbe un periodo di osservazione a lungo termine in quanto il dato effettivo e completo potrà essere rilevato concretamente soltanto tra alcuni decenni.
Pertanto, attraverso appropriate tecniche di previsione statistica, si è stimato che, allo stato attuale, "la generazione completa" di morti per patologie professionali denunciate nel 2008 si aggirerà intorno alle 1.000 unità.
I decessi per tumori e neoplasie rappresentano complessivamente circa il 90% delle malattie professionali letali indennizzate dall'INAIL, addebitabili per lo più alla causa storica, l'asbesto".
Le malattie in passato
Per altro verso, un'analisi di tipo retrospettivo ha rilevato come per le tecnopatie manifestatesi un ventennio fa (anno di competenza 1987) risultino ad oggi circa 700/800 i casi di decesso (prevalentemente per silicosi o asbestosi).
Va poi tenuto conto anche di un'evoluzione nel tempo della distribuzione delle tipologie di malattie professionali più frequenti.
La recrudescenza del fenomeno
A commento della recrudescenza delle denunce da malattia professionale, nel Rapporto stesso si indicava che "i dati ufficiali sul fenomeno tecnopatico soffrono di una storica sottovalutazione, attribuibile a una serie di motivi tra cui, appunto, i lunghi periodi di latenza di alcune patologie, le difficoltà di individuazione e accertamento del nesso causale ed anche per un significativo fenomeno di "sottodenuncia" da parte dei lavoratori. L'aumento delle denunce riscontrato negli ultimi due anni si può quindi ricondurre senz'altro ad una più matura consapevolezza raggiunta dalle parti interessate. In tale direzione si è lavorato infatti in questi ultimi anni, investendo energie e risorse nella sensibilizzazione e nell'informazione delle parti coinvolte."
Le statistiche INAIL
Le statistiche INAIL, naturalmente, operano sulla base dei dati disponibili, derivanti dalle segnalazioni pervenute all'Istituto. Con riferimento ai tumori professionali, sempre nel Rapporto si sosteneva che "nel complesso delle Gestioni, i tumori si posizionino comunque tra i primi posti nella graduatoria delle malattie professionali denunciate all'INAIL. In generale (tumori tabellati e non), sono pervenute all'Istituto negli ultimi anni, compreso il 2008, circa 2.000 denunce l'anno, in crescita rispetto ai 1.700 casi del 2004. Quasi la metà, 900 casi l'anno, sono dovuti a neoplasie da asbesto ma consistenze particolarmente elevate stanno assumendo anche quelli legati all'apparato respiratorio (quasi 400 casi l'anno) e alla vescica (circa 300 denunce nel 2008)."
Problematiche analoghe non si presentano ovviamente per le morti da infortunio: il decesso, causato da evento traumatico, sopravviene per lo più al momento stesso dell'infortunio o, al massimo, per la quasi totalità dei casi entro 180 giorni dall'evento.

 

 

 

Toscana: 1.100 milioni di euro per sostenere la competitività

«La Toscana, tra il 2007 e il 2013, avrà a disposizione un miliardo e cento milioni di euro per sostenere la competitività e lo sviluppo economico di qualità del territorio». Lo ha annunciato Ambrogio Brenna, assessore regionale alle attività produttive e all'innovazione, durante il Festival della Creatività tenutosi a Firenze.
«Si tratta delle risorse destinate dal Fondo Europeo Sviluppo Regionale (FESR) alla nostra regione, ha continuato Brenna. Le impiegheremo, grazie ad un lavoro serrato di confronto e concertazione con le parti economiche, per aggredire i fattori di freno della competitività del sistema economico e territoriale toscano. Puntiamo soprattutto a sostenere investimenti nel campo dell'innovazione e dell'economia della conoscenza, nel settore ambientale e nella prevenzione dei rischi ma anche per i servizi di trasporto e per le telecomunicazioni di interesse economico generale».
In questo modo la Regione Toscana contribuisce concretamente agli obiettivi europei ratificati a Lisbona e Goteborg. «Vogliamo spendere queste preziose risorse al meglio e per farlo faremo leva su alcuni punti di forza estremamente importanti per lo sviluppo della coesione sociale e del benessere economico, ma non solo, del nostro territorio, ha aggiunto Brenna. Tra gli aspetti che possono contribuire in maniera significativa allo sviluppo competitivo toscano vanno infatti considerati - accanto all'esistenza di risorse naturali e culturali di eccellenza - il trend di espansione dei traffici portuali ed aeroportuali; la presenza di poli di eccellenza attivi nei diversi settori della produzione e della ricerca, fino ad arrivare alla qualità e alla coesione del sistema istituzionale regionale e la vitalità e l'impegno del più ampio partenariato economico e sociale locale».